Hidalgo Velázquez Scarda di cesso


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Inviato: 26 Mar 2008 - 23:36 Oggetto: Mazza: «Tentai di uccidere Esposito» |
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«Massimiliano Esposito “’o scognato” era un ostacolo al predominio in zona del clan di Bruno Rossi, che era nostro alleato. Perciò cercammo di ucciderlo a Bagnoli, ma senza riuscirci». Il 27 agosto dell’anno scorso Michelangelo Mazza, uno dei pentiti della famiglia Misso del rione Sanità, ha chiarito retroscena e modalità di un agguato fallito nei confronti del ras soprannominato “’o scognato”.
Altri tempi e altri intrecci tra i clan di Napoli, ma l’episodio è emblematico della facilità con cui si sparava degli anni della contrapposizione tra due blocchi di camorra: da un lato i Misso-Mazzarella-Sarno, dall’altro l’«Alleanza di Secondigliano ». «Massimiliano Esposito - ha sostenuto il pentito Mazza - era lesgato ai D’Ausilio di Bagnoli ed era un ostacolo al predominio in zona del clan di Bruno Rossi, che era nostro alleato. Per questo ci occupammo di tentare la sua eliminazione, negli anni 2000-2002, io, Rodolfo Zinco (che era del clan di Bruno Rossi e anche molto legato a noi, tanto che è stato arrestato alla Sanità due volte da latitante) Raffaele Perfetto e Giuseppe Perinelli. In quel periodo Massimiliano Esposito si trovava nelle Vele di Secondigliano sottoposto alla sorveglianza speciale e fu lì che cercammo di eliminarlo. Infatti, Zinco aveva saputo che lo “scognato” era lì e aveva a disposizione l’appoggio di un suo affiliato in zona». Il piano dunque, nella ricostruzione del collaboratore di giustizia del rione Sanità, era pronto ma c’era ancora qualche dettaglio da curare. «Non potendo partire direttamente dalla Sanità - ha aggiunto Michelangelo Mazza - avevamo bisogno di una copertura e di un appoggio ulteriore in zona. Usammo una Lancia Thema procurata da Raffaele Perfetto per partire da Miano e arrivare a Secondigliano, dove avevamo individuato Massimiliano Esposito. Anche le nostre armi erano state procurate da Perfetto e io ricordo che ero armato con una pistola calibro 7e65 “Beretta” colore argento e indossavo un “bomber” smanicato. Ma giunti sul posto, l’azione non venne portata a termine perché la vittima designata fu fermata dalla polizia. Ricordo di essermi liberato dell’arma per paura di essere arrestato, buttandola sotto un’auto per poi recuperarla. Gli agenti, pur vedendomi, non mi fermarono e commentai questo fatto con Bruno Rossi, il quale mi disse di aver sentito cosa stava succedendo perché era sintonizzato sulla frequenza della polizia».
Naturalmente va sottolineato che le persone tirate in ballo dal collaboratore di giustizia devono essere ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria.
Michelangelo Mazza ha anche aggiunto altri particolari al tentato omicidio fallito. «Massimiliano Esposito in precedenza aveva subito un altro attentato mentre si trovava a casa sua, al piano ammezzato. E fu questa la ragione per cui si spostò alle “Vele”. Il clan D’Ausilio era alleato dei Licciardi e aveva quindi anche il loro appoggio a Secondigliano ».
Il Giornale di Napoli del 26/03/2008 |
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