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Ieri, oggi ,domani-Napoli “forma urbis camorrae” 1504-2008

 
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Don Pedro de Toledo
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Registrato: 29/02/08 03:24
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MessaggioInviato: 18 Mar 2008 - 21:06    Oggetto: Ieri, oggi ,domani-Napoli “forma urbis camorrae” 1504-2008 Rispondi citando

NAPOLI, FORMA URBIS CAMORRAE parte I

E' bene tenerlo sempre presente quando camminate per strada a Napoli e sentite dentro di voi che tutto è strutturalemtne caotico, decadente e sconquassato...uomini, strade, edifici, atti e pensieri: sono 5 secoli che ve lo portate tutto in corpo e tutto sulle spalle...

Bisognerà prima o poi iniziare a pensare come sbaraccare tutto questo, sono 5 secoli che sta vita malvissuta si accumula e non è ancora venuta fuori una generazione onesta e di buona volontà che ami davvero Napoli e la salvi dalla mentalità dei Napoletani... e siamo solo al 2008.

Per la lettura completa del tema emerso dagli interventi dei lettori, riferirsi al post originario del blog:

http://folklorenapoletano.blogspot.com/2008/02/ieri-oggi-e-domani.html






Don Diego de la vega scrive..

Citazione:
...Il problema di fondo e che nessuno si appresta nemmeno a considerare è "strutturale". Avete capito bene, la struttura della città.

Non è possibile condurre pacatamente per un naponapo una vita sociale civile al pari del resto del mondo civilizzato se la struttura della nostra città non è concepita per essere persone socialmente sani e trasparenti in ogni momento della vita.

Per capire cosa intendo provate a visionare la struttura urbanistica di Parigi da Google Heart; ad una attenta analisi potete notare come la città corrisponde a un principio di sviluppo e di rispetto dello spazio umano. A differenza SanPetersbur che è concepita a misura di dinosauri...

Con lo stesso metodo, sempre con Google Heart osservate le caretteristiche caotiche di Napoli; noteremo che è impossibile nessun tipo di sviluppo futuro, vichi vicarielli. Palazzi di 10 piani affiancano palazzi di 2 piani, amministratori accondiscendenti che non hanno le benché minima conoscenza culturale e capacità di valorizzare niente.

Il peggio è che costruiscono un'altra cazzata inutile e di intralcio alla nostra auspicabile normale vivibilità sull'ultimo metro verde ancora disponobile, per garandirsi in questo modo il loro sbavati voti. Questo modo di pensare alletta non poco ai sudditi succubi che si trovano in questo modo coinvolti in questo circolo vizioso senza via di uscita... salvo solo in nostro amato amico vibrione del colera che con la sua cieca logica non avrà pietà per nessuno.

Dopo la catastrofe la rinascita. La brute force , il ciclo secolare che gira ancora.

Allora la soluzione é andare contro tendenza e investendo nel futuro. Ma non un futuro lontano, max 20 anni (un utopia) ricominciare da zero. Buttare tutti i vari abusivismi giù (legali e non) e lasciare solo la Napoli della Mangia Grecia. L'unica che è vera.

Proviamo a far crescere i napoletani nelle stesse condizioni in cui cresce un trevisano es. la casetta carina, il giardinetto d'avanti. Diamogli un qualcosa da perdere e per cui vivere e poi ne riparliamo.

Invece molti napoletani fino a poco tempo fa (e ancora accade) sono cresciuti in bassi angusti sovraffollati, i pochi parchi verdi a disposizione per fraternizzare sono stati selvaggiamente saccheggiati in nome del profitto. Tutto questo in luogo di molti appartamenti agevoli e vuoti posseduti da presunti arricchiti di botto e forse senza arte nè parte.
E quest'ultimi non sono veduti sempre in nome del profitto e per saccheggiare nuovo verde in periferia.

Rinsavire non è possibile perché? perché si è instaurato un malefico e pericoloso circolo vizioso tra amministrazione e cittadino. Amministratori et similia, che creiamo noi con il nostro volere. La fortuna per il mondo civile è che questo fenomeno esponeziale può essere fermato_e_viene_fermato dal nostro secolare compagno di strada, la peste colerica.
Questo video rappresenda egregiamente l'immagine di anologia collegata al colera che voglio evocare in tutti voi, in ogni momento della vostra vita. Quando vedete questo video la vostra mente, la mente dei vostri figli deve realizzare: "questo sistema=colera"

Poi ci sarebbe la nuova rinascita degli zombie palazzinari di periferia ancora più allucinante benché la stessa anologia di sorta.

La soluzione come ultima istanza, un bombardamendo di blog come questo, atti a sensibilizare e SVERGOGNARE di fronte a tutti che siamo la SdG! a cominciare da Don Pedro De Toledo passando per Don Peto de Culèto fino all'ultimo suddito di cuozzaglia canterino neomelodico, incantatore di pruvaselle.


Citazione:
Ferrante della Marra ha detto...
Don Diego de la Vega: minchia hai scritto quello che vado predicando io da una vita!!! Ti giuro quello che hai scritto tu vorrei o potrei scriverlo io 100 volte. Ti meriti una pizza con tanto di smandolinata di posteggiatore e sfogliatelle per dessert per quanto hai dichiarato! Baciamo le mani, anzi tutte le dita a vossignoria! A faccia mia sotto e piedi vuostr!

_________________
Don Pedro de Toledo

Il sonno della Ragione, della Coscienza e della Memoria genera i Napos; e per voi non ci sarà più scampo. Ci sarà solo Scampìa.


L'ultima modifica di Don Pedro de Toledo il 28 Mar 2008 - 16:59, modificato 4 volte
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Don Pedro de Toledo
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MessaggioInviato: 18 Mar 2008 - 21:08    Oggetto: Rispondi citando

NAPOLI, FORMA URBIS CAMORRAE parte II


Don Pedro de Toledo scrive...

Citazione:
Premesso che:

Fino al 1499-1500 Napoli contava circa 40-50.000 abitanti ed era seconda solo a Parigi, la più popolata d'Occidente con 60.000 abitanti; il rapporto fra numero di abitanti, estensione urbana e servizi cittadini
- la “vivibilità” per noi moderni - e anche la bellezza della città erano, per i canoni del tempo, ottimali e Napoli lasciava meravigliati tutti gli stranieri come testimoniano tutti i visitatori della città nei sec. XIII, XIV e XV. Era, grazie agli Aragona nel 1400 una città esemplare e “all'avanguardia ”.

[nota: meno amabili però erano apparsi talora, solo talora, gli abitanti fin già dal 1200 come vedremo dalle pur - purtroppo- poche testimonianze pervenuteci; Napoli, ancora per tutto il '400, non era inappellabilmente vista come un 'Paradiso abitato dai diavoli' . Il motto di spirito, probabilmente coniato dai mercanti dei Comuni del nord italia di stanza nel Regno per i loro affari presso le corti reali, circolava fra già dall 1300 secondo le congetture e le ricerche di Benedetto Croce- gli omertosi naponapo di oggi potrebbero obiettare per le tetimonianze su Napoletani di epoca medievale: “Ah ah! , visto? una rondine non fa primavera! tiè” . Mentre, per il lasso di tempo 1580 fino ad oggi, vi possiamo semplicemente seppellire sotto la quantità di testimonianze di sdegno e critica di chi i Napoletani li aveva visti e ne era rimasto scioccato..],

Al passaggio del dominio straniero dagli Spagnoli d'Aragona agli Spagnoli di Castiglia nel 1504, il regno viene degradato e trattato come una grandissima provincia dipendente da Madrid e usato come 'miniera di sfruttamento'.

La popolazione in 150 anni dai 45.000 abitanti del 1504 'esplose' a 600.000 nel 1656 [anno della più terribile epidemia di peste che sterminò 300.000 abitanti in pochi mesi - ndr].

La Napoli del 1600 era la città più popolata del pianeta e cosi accadde che..

****
QUESITO:

COME MAI QUEST'ESPLOSIONE DEMOGRAFICA? COME MAI FU CONCAUSA DELLA STRUTTURA INVIVIBILE DELLA CITTA' -COME LO E' ANCOR OGGI 2008 - E DELLA GENESI DELLA MENTALITA'ANTROPOLOGICA DEI NAPOLETANI COME CAMORRISTI ?

****

ECCO QUI UNA SPIEGAZIONE FRA LE ALTRE:

PROLOGO:

“ Come abbiamo detto è vano ricercare le origini concrete della camorra nel 1400 [nota: la camorra è molto più antica della mafia in Sicilia, almeno 150 anni-ndr], le ricerche ci portano a dati incontestabili solo nel 1500.

Scopriamo documenti precisi comprovanti l'esistenza di un'associazione od organizzazione di malandrini, molto solida, nella quale si ravvisa l'antenata della 'Bella Suggittà Arrefurmata'
[Bella Società riformata] 800esca la quale, incrociandosi con una situazione economico sociale critica DOVEVA NECESSARIAMENTE portare ad un'organizzazione solida e più o meno clandestina del crimine, ad un qualcosa da cui zampillerà col passar del tempo la Camorra quale la viviamo noi.

In meno di 100 anni, cioè nel corso del 1500, che fu il primo secolo della dominazione spagnola, avvenne nel Regno di Napoli una radicale modificazione di struttura. L'antico Stato dell'Italia Meridionale
[iniziato nel 1130 dai Normanni conquistatori] era da secoli FRANTUMATO in un gran numero di feudi, grandi e piccoli.

[nota: La indisciplinatezza, perfidia e bellicosità dei feudatari autoctoni meridionali contro i re stranieri - normanni, svevi, angioini, aragonesi fino a quel momento- contro cui non riuscirono mai a ribellarsi e costituirsi in stato autonomo, cosa che evidentemente nemmeno concepivano- impressionava già tutti gli altri popoli e governanti del resto d'Italia.
Tenere a bada il baronaggio feudale autoctono era una delle peggiori preoccupazioni dei re Angioini e poi dei re d'Aragona - ndr].

“Principi, duchi, marchesi e baroni locali in tutto il sud e attorno Napoli esercitavano mero e misto imperio, alta e bassa giustizia, con diritto, ma molto più spesso con sopruso e prepotenza. La capitale, Napoli, era già molto considerevole per quei tempi coi suoi 50'000 abitanti.
Intorno alla corte del re, sparse per tutto il reame, innumerevoli erano le corti baronali.
Alcune, come quelle dei principi di Salerno, di Taranto , di Rossano Calabro erano capaci di mobilitare veri e proprii eserciti ma non per servire il monarca, [secondo come accadeva nella feudalità leale ed efficiente del nord Europa - ndr], quanto per tenerlo in iscacco e possibilmente batterlo ad un minimo accenno di debolezza.

I re di Napoli potevano esser sicuri del loro potere solo nella capitale con la borghesia e la nobiltà cosiddetta di Seggio
[ congreghe della nobiltà più antica e potente autoctona interna alla città di Napoli, gli 8 seggi o sedili di: Porto, di Capuana,di Nilo, di Montagna etc] ma tutto il resto del regno era sempre a rischio di anarchia e rivolta.

Il regno di Napoli non ebbe mai un monarca vittorioso e repressore sulla feudalità infida e anarchica come Luigi XI in Francia [ 1423-83].

I baroni napoletani inoltre trovavano facilmente, anche non richiedendolo, l'appoggio del Papa nelle loro congiure e insurrezioni contro i re di Napoli, per cui i Papi trattarono sempre il reame di Napoli, loro confinante, come uno stato 'cuscinetto'.
I Papi furono sempre un forte elemento di crisi e destabilizzazione per lo sviluppo politico di uno stato meridionale forte e autonomo.

I Papi avevano sempre un interesse evidente a impedire lo sviluppo e il consolidamento di un grande stato dell'Italia Meridionale che avrebbe finito fatalmente per gravare sugli Stati della Chiesa e soffocarli.
C'era nel Regno di Napoli al tempo del Rinascimento, tanta forza demografica ed anche economica, da render possibile un grande stato
[benchè sempre per mano di conquistatori stranieri- ndr]

Il regno di Napoli aveva nel 1400 più popolazione della Spagna , della Francia, dell'Inghilterra.”

[Avrebbe potuto diventare una grande potenza come Francia, Inghilterra o Spagna ma divenne invece ciò che fu a causa della ennesima nuova e tragica dominazione di sfruttamento spagnola del 1504-1734 -ndr]


EPILOGO :

“ I Vicerè di Spagna [58 Vicerè in soli 200 anni! dal 1504 al 1734 - ndr], con la buone o con le cattive, costrinsero tutti, o quasi tutti, i feudatari a trasferirsi nella capitale.

[ per evitare un'altra -come la famosa- 'Congiura dei Baroni', pericolosissima al potere monarchico, cioè come quella che capitò 50 anni prima di sventare e punire tremendamente al re Ferrante I d'Aragona nel 1485 - ndr]

“Questa politica radicale venne svolta nel 1500 dall'energico , anzi protervo vicerè Don Pedro de Toledo.

I baroni vennero allettati e trattenuti a Napoli non solo dai fasti e dai sollazzi della vita cortigiana, ma soprattutto dalla concessione in appalto delle gabelle.”

[ cioè allettati dagli 'arrendamenti' sulle gabelle, imposte odiose e inutili su ogni bene e servizio come quelle di oggi dello stato italiano:-)
NB: guardate cosa dice L'avv. Gerardo Marotta il 24 dic 2007 a palazzo Serra di Cassano, sede dell'Ist ital. Studi Filosofici di Napoli, a proposito degli 'arrendamenti' di ieri e di oggi in questo video :

“I feudatari erano poveri, immiseriti da decenni, forse secoli di guerre civili. Essi, che vivevano nelle loro baronie di esazioni odiose e di estorsioni, non avrebbero potuto sostenere le spese di un prolungato soggiorno nella capitale.
I vicerè diedero loro occasione di fare un facile e copioso arricchimento in modo parassitario.”

[ non essendo interessati ad altro che a tener buoni i poteri nobiliari autoctoni e sfruttare tranquillamente le risorse e la popolazione del regno sottomesso a favore della potentissima corona di Spagna che a quei tempi si accingeva inoltre all'espansione e conquista del Sud America e perciò dissanguò la sua 'provincia' più ricca: il Regno di Napoli- ndr]

“La concessione delle gabelle era un astutissimo mezzo per legarli strettamente alla Corona.
Madrid aveva un continuo, insaziabile bisogno di vascelli, equipaggi, soldati, cavalli, soprattutto milioni e milioni di ducati. La fonte principale della macchina da guerra spagnola fu il Regno di Napoli!”

“Il concentramento, anzi, il domicilio quasi coatto, dei baroni in Napoli da tutto il sud e la loro funzione quali esattori di odiosi balzelli sul popolo 'grasso' [l'odierna borghesia] e sulla plebe, fu un atto di geniale politica vicereale: si posero i baroni , gli eterni ribelli, sotto la diretta sorveglianza del Vicerè occupandoli in città come esattori e scialacquatori di patrimonio nel lusso della capitale, e si faceva di essi gli ESECUTORI INTERESSATI della politica fiscale famelica della Corona di Spagna, rendendo cosi i nobili meridionali stessi invisi e odiati dalla loro stessa gente. ”

[ si mise cioè zizzania e sfiducia in seno alla popolazione napoletana, attuando il perfido ed efficacissimo stratagemma degli antichi Romani: “dìvide et ìmpera” - cioè 'metti discordia in seno ad un popolo per indebolirlo e dòminali' - atteggiamento che a quanto pare non è più cambiato nei rapporti fra le nostre classi dirigenti napoletane e il resto della cittadinanza: sfruttamento, inganno, imbroglio e sfiducia.- ndr ]

“La politica vicereale causò immediatamente l'impoverimento delle provincie. Le corti baronali si sciolsero dovunque: un grandissimo numero di persone, che vivevano direttamente o indirettamente dell'economia del feudo, rimase improvvisamente senza risorse. Chi poteva o quasi tutti 'scapparono' a Napoli, in cerca di fortuna, o solo della possibilità di sopravvivere.

Napoli, con 40'000 abitanti circa nel 1499, dopo 50 anni appena ne contò 300'000 nel 1550 e 500'000 nel 1600 e forse addirittura 600'000 prima della grande peste del 1656.

Altri scrittori si sono occupati di questa improvvisa trasformazione della struttura del Regno di Napoli. Essa non è stata però studiata a fondo; nè son stati messi ben in luce gli effetti economici e sociali di questo 'cataclisma' demografico.

Napoli venne trasformata forzatamente, in meno di 100 anni, nella più popolosa città del pianeta.

Non sappiamo se agli inizi del 1600 qualche città dell'oriente potesse competere con la popolazione 'spaventosa' di Napoli; Istanbul forse ? Pechino? o Shangai? Raggiungevano il mezzo milione di abitanti?

Di certo Londra e Parigi ne contavano meno di 300'000, la metà di Napoli, e tuttavia per ambo le capitali la pressione demografica dati i mezzi tecnici, urbanistici e goverantivi di quei tempi era già fonte di incalcolabili e non rimediabili guai.

Il concentramento nel comunque ristretto abitato di Napoli - date le cifre - di mezzo milione o 600'000 spostati, disperati, gente senza arte nè parte , in fuga da tutto il sud peninsulare, fece collassare l'organizzazione e il governo urbano ed edilizio della città.

Don Pedro de Toledo [vicerè 1532-1553] attuò un magnifico ampliamento ad ovest della città, verso Chiaja e la collina di S.Elmo e verso il mare e raddoppiò o almeno ingrandì di 1/3 le dimensioni della città.
La rese magnifica come un tempo, forte sana, bella.
Ma poi, per timore di una eccessiva agglomerazione in città e un emorragia di popolazione dalle campagne del (vice)Regno in séguito alla stasi dell'economia feudale, proibì - e cosi anche i suoi successori - con ripetute 'prammatiche' di fabbricare fuori dalla cinta muraria.

Arrestato quindi l'ampliamento ma continuando l'immigrazione, lo squilibrio tra le capacità della città e la sua popolazione divenne INSANABILE. Già nel 1550 impressionava la forma urbana di Napoli; abitato ristretto e folto, mancanza di luce e aria, l'elevazione delle case mai vista prima in nessuna parte dell'occidente con palazzi alti fino al 5° e persino 7° piano-, un fenomeno architettonico e urabno impressioante e unico a quei tempi.
[cosa possibile grazie alla pietra vulcanica di tufo giallo napoletano cavata dalle colline/crateri spenti su cui giace tutta la città: leggerissima e estremamente lavorabile -ndr]

Impressionava gli stranieri il caro affitti per lo sbilanciatissimo rapporto fra domanda e offerta abitativa e più di tutto, il sudiciume di una città ingovernabile.

FU IN QUEL TEMPO, 1550-1660, CHE SI DIFFUSERO I 'BASSI' (VASCI) LE ABITAZIONI TERRANEE A LIVELLO STRADA ADIBITE NON AD USO COMMERCIALE O ARTIGIANALE O DI MAGAZZINO MA, PER ESTREMA NECESSITA' E A DISPETTO, AD USO DOMESTICO.

ECCO LA METAMORFOSI ANTROPOLOGICA DELLA POPOLAZIONE: VENNERO FUORI A QUEL TEMPO E IRRIMEDIABILMENTE I LAZZARI, A CAUSA DI QUELLA SITUAZIONE PAROSSISTICA.

I viaggiatori da tutt'Europa che venivano a vedere il fascino della città che conservava in sè e nei suoi dintorni le vestigia del mondo greco-romano, erano esterrefatti da questa 'genìa di selvaggi', come non si vedeva nelle loro città del nord Italia o nord Europa, benchè anch'esse afflitte da sacche di miseria sociale endemica e fisiologiche per i sistemi di vita socio-economici di quei tempi.

Questi 'INDIGENI' nascevano, vivevano e morivano per strada; semplici fino alla ferinità, seminudi, del tutto ignoranti, feroci, sopravvivevano di elemosine, furti, espedienti, lavori precarissimi; inclini all'omicidio, diffidenti, guardinghi, ingannatori per sopravvivenza.

Su una popolazione di 500'000 abitanti, di certo 100'000, un quinto, erano puramente Lazzari, un vero esercito.
Era una massa senza status civile alcuno che faceva tremare Re e Vicerè dal 1550 fino alla fine del regno nel 1860 e poi lo Stato Sabaudo unitario italiano.

Una massa umana di siffatta qualità è stata sempre il simbolo di Napoli e l'autore della sua storia: fece prodigi di valore nel 1647 con la - purtroppo fallimentare- rivoluzione di Masaniello contro i Vicerè, nel 1799 fermò le truppe del generale Championnet stando dalla parte dei 'suoi' Borboni e si abbandonò d'altro canto a episodi di cannibalismo sui nobili illuministi napoletani rivoluzionari che nel 1799 volevano istaurare una repubblica napoletana sull'ispirazione di quella francese e farla finita col potere assoluto e oppressivo dei Borboni.

Era assolutamente impossibile nel 1600, controllare l'ordine pubblico e l'osservanza delle leggi su un agglomerato urbano enorme per quell'epoca e una massa torva e esasperata di 600'000 esseri.
Nemmeno gli Spagnoli che erano a quei tempi i più 'duri', esperti e 'moderni' governanti, potevano escogitare qualcosa di amministrativamente efficace contro quella massa.

Non si concepiva nemmeno una tecnica amministrativa nel '600 per poter governare una cosi mostruosa città.
Nessun governo sarebbe stato, in una città come Napoli, in condizioni di far rispettare le leggi e garantire la vita, la sicurezza, l'onore, e la libertà dei cittadini.

In un certo senso, il problema non si poneva nemmeno. Il popolo basso [lu pòpulu vascio, la plebe] nella concezione del tempo non discendeva al di sotto dei bottegai [ lli putecari] , commercianti e artigiani.

Oltre, c'era la turba ferina, una verminaia infetta, una massa nera, da tenere solo a bada con elemosine e alabarde.
Ma quel tipo di masse subumane erano del tutto ammissibili nella mentalità del tempo, non esistevano i concetti di diritti umani ma solo diritti per censo, ricchezza, potere militare. Chi non vi apparteneva, semplicemente non era considerato granchè umano da alcuno.
Era insomma ovvio che in una città ci fosse sempre una certa massa di 'fiere' da tener a bada, solo che a Napoli i numeri del volgo e le condizioni urbane erano inaudite.

NON ESISTEVA A NAPOLI NEL '600 E NEL '700, a differenza del resto d'Italia e d'Europa, UNA SEPARAZIONE NETTA DI STILI DI VITA E MENTALITa' FRA NAPOLETANI SIGNORI DELLA NOBILTA' E PLEBEI, FRA IL POPOLO GRASSO E I MISERABILI LAZZARI.

UNA DELLE CONSEGUENZE DEGLI ALLARGAMENTI URBANISTICI E DEI DIVIETI EDILIZI SUI NOBILI E PRIVATI FU CHE I NAPOLETANI SI VIDERO COSTRETTI A CONVIVERE TUTTI ASSIEME, AMMUCCHIATI UNO SULL'ALTRO, PIGIANDOSI, MESCOLANDOSI: NOBILI DI SEGGIO, NOBILI 'PARVENUS' E DALLA SPAGNA DOMINATRICE CON GLI INURBATI DA TUTTO IL REGNO.

AVVOCATI, SPEZIALI,AGRICOLTORI DEL CONTADO, BOTTEGAI, ARTIGIANI, LAZZARI, SI PESTAVANO I PIEDI E SI URTAVANO COI GOMITI. VENGONO FUORI DA QUESTA PROMISCUITA' UN CERTO TONO POPOLANO E A VOLTE LAZZARESCO O LA DISONESTA' E INCIVILTA' DI FONDO CHE E' NEL TRATTO ANCHE DEI SIGNORI NAPOLETANI DI OGGI COME DI IERI E LA FAMILIARITA', CHE NON E' CONFIDENZA, CHE IL VERO PLEBEO NAPOLETANO USA COL SIGNORE (cosa del tutto inconcepibile, per es. , in Inghilterra o Francia)

[...] “Napoli dal 1500 in poi è per lo più una città cresciuta per accrocco e per 'alluvione' edilizia e demografica su se stessa, mai espansa razionalmente, secondo i bisogni di vita degli abitanti.

Il cataclisma urbano-demografico di Napoli si ripercosse addiritura sul tipo di alimentazione, costumanze che noi oggi seguiamo per tradizione.
I Napoletani erano prima del '600 detti dagli altri Italiani 'mangiafoglia', si alimentavano cioè di verdure e di carne.
Il piatto popolare era 'Lu pignato ammaretato' [ la menesta ammaretata che si fa oggi a Pasqua- ndr] fatta di verdure, osso di prosciutto o lardo. Gli orti e le fattorie del fecondissimo hinterland di Napoli rifornivano abbondantemente la capitale di ogni squisito frutto , ortaggio, carne fresca o insaccata necessari all'alimentazione di base di una popolazione di 50'000 abitanti.

Nel '600, col 'cataclisma' urbano-demografico la produzione agricola e bovina locale si mostrò del tutto inutile e insufficiente, nè all'epoca si conoscevano le tecniche per moltiplicare i prodotti d'allevamento e agricoli oltre una certa quantità.

FU IN QUEL SECOLO CHE CI SI SALVO' DALLA FAME E CARESTIA INDUSTRIALIZZANDO LA PRODUZIONE DI 'VERMICIELLI' E 'MACCARONI', fino al 1600 alimenti di produzione solo domestica e di secondaria importanza, per lo più curiosità culinarie molto elaborate [i timballi] per le corti reali e la nobiltà e solo occasionali.

I 'maccaroni e vermicielli' erano anche una buona trovata in una città e contado cosi spaventosamente popolati per conservare più igienicamente il grano, cioè già lavorato ed evitare epidemie parassitarie che avrebbero causato penuria di grano alla popolazione con l'infezione dei granai.

La sostituzione del 'pignato ammaritato' coi 'maccaroni' fu secondo storici dell'alimentazione una diminuzione di tono, una discesa di livello; da un lato verdure, cioè vitamine e sali minerali + proteine della carne; dall'altro si sostituirono per sempre con gli zuccheri della pasta [cioè carboidrati, zuccheri bruciati velocemente dal corpo e che non favorivano la crescita fisica stabilmente. Una monoalimentazione. Erano 'riempipancia' contro la fame. Solo raramente dal 1600 in poi' i Napoletani, a parte i ricchissimi nobili, mangiavano lardo, carne, formaggi per le proteine e i grassi di cui abbisognavano - è dal 1600 che inizia anche il declino genetico dell'aspetto fisico del napoletano, a causa dei deficit di proteine e vitamine dell accrescimento per miseria e mono-alimentazione; mentre fino a tutto il 1400 gli stranieri erano colpiti dall'aspetto alto, bruno, bello, elegante nel portamento della media della popolazione - oggi si dice ancora infatti per una persona spregevole moralmente di cui si vuol additare una presunta tara genetica della sua meschinità:
“chill'è curt e malencavat!” -ndr]

Inoltre, dice lo storico Michelangelo Schipa, nobili e plebei immigrati e inurbati da ogni parte del Regno venivano da un modi di vivere eccezionalmente aspri e feroci.

I baroni della Terra di Lavoro
[Caserta/Capua e provincie -ndr], dei Principati pugliesi e calabresi, della Basilicata e ancor di più del Molise e Abruzzi non vivevano solo di esazioni fiscali e di prepotenze.

La loro atroce tirannide era la principale determinante del brigantaggio
[che poi esplose nel 1860-80 contro 'l'invasione dei Piemontesi' e la guerra di liberazione dallo Stato Italiano che le masse più reiette dell ex-regno borbonico non accettarono mai per la rovina economica che portò in aggiunta a quanto già soffrivano da secoli-ndr]

Le bande di briganti , che rendevano pericolosissime le vie di accesso al regno venedo dalle frontiere con l'Italia centrale del papato, erano composte da disperati che erano fuggiti dalla 'giustizia' del barone signore assoluto nel feudo dove abitavano, da soldati di ventura disoccupati, da bande di meri mercenari che si vendevano come soldataglia al primo signorotto.

Erano grosse bande che occupavano la loro vita con rapine e saccheggi nelle zone impervie e al di fuori delle città del sud.
Quasi sempre queste bande, fin dal 1500, operavano sotto la protezione occulta o anche palese di un barone che prendeva una percentuale sul bottino . Si faceva cioè 'la camorra'
[ parola di origine spagnola/araba- ndr]

La giustizia dei Re talora riuscì a far cadere la mannaia sul collo di questi baroni-briganti.
Si può dunque immaginare facilmente che specie di gente sanguinaria, nobili e plebei, fosse immigrata in Napoli da ogni parte del sud.

E' difficile dire chi fosse più protervo e violento, se il figlio del barone o il figlio del brigante, del bandito,o del fuoriuscito.

Michelangelo Schipa ci spiega ancora mirabilmente come stessero stretti i Napoletani dopo le operazioni di accentramento nella capitale volute dai Vicerè e quali disordini nascessero da queste loro angustie: la popolazione divenne strabocchevole per quei tempi sia con l'affluenza dei baroni di provincia, che abbandonavano a intendenti e a fattori o a vili legulei l'amministrazione dei feudi e la cura delle proprietà per sfogare liberamente nella capitale la manìa del fasto e la passione dei vizi; sia lo divenne con l'immigrazione continua di famiglie spagnole dalla Spagna, dalla terra dei dominatori-invasori; poi quantità di nobili di qualità morale e civile scadentissima grazie alla crescente faciltà di ottenere nobilitazioni dai Vicerè, spessissimo ormai immeritate, senza lignaggio e compravendute o per corruttela.

[nota: La quantità di nobili dimoranti a Napoli era semplicemente stupefacente rispetto alle altre capitali europee e italiane. Era la capitale più sprecona e fastosa
[anche sotto i borboni]e con la qualità media dei nobili più incivile e 'grassatrice']

Nel 1620 Giulio Genoino ci avverte che vivessero in napoli almeno ottocento nobili con 6'000 vassalli al loro comando.Legioni.

Essi però non erano animati da alcuno spirito civico e politico di un qualche pregio nè uniti in un corpo compatto, omogeneo negli stili e nella vita politica e civica, animati dagli stessi ideali, aspirazioni e bisogni o identici interessi.

Erano, a dir il vero, bande di gaudenti o di indifferenti alla vita pubblica e governativa; solo i nobili di lignaggio antichissimo e nativi all'interno della città avevano a cuore, ovviamente, il bene pubblico e il buongoverno della città e del regno - oramai una debole minoranza nella Napoli del 1600 [quelli cioè dei Seggi di Capuana e di Nido erano i migliori i cui antenati erano vantati esser risalenti addirittura ai tempi del Ducato Autonomo Napoletano(660-1137) - ndr]

Gli altri nobili erano dai 'nobili si seggio' ritenuti indegni di esser chiamati nobili,e disprezzati perchè 'parvenus' imposti dalle politiche dei dominatori vicereali; li vedevano trafficare i voti nell'amminsitrazione municipale della città e trafficare sulle gabelle che opprimevano i poveri e il popolo 'grasso' cioè la maggioranza della 'nuova nobiltà' non ascritta agli antichissimi Seggi .

[nota: Uno degli aspetti della nobiltà napoletana 600esca e 700esca come classe dirigente fu di esser divenuta ormai spesso 'lazzaresca' nei doveri civici e negli stili di vita, benchè ricchissima.

Ad esempio, nello sfarzo dilapidavano interi patrimoni senza produrre alcunchè e addirittura si decimarono fra loro con la manìa dettata da ossessiva superba, un tratto culturale generale a Napoli, di sfidarsi di continuo a duello, una vera ossessione quella della vendetta, della rappresaglia fra famiglie e del duello a soluzione finale per un nonnullla, cosa che scandalizzava per la sua gratuita e abituale ferocia la nobiltà di tutto il resto d'Italia in visita alle corti della città ... ”

Alberto Consiglio [ 1902-1973]

Storico, giornalista napoletano ed eletto deputato nel 1948.

dal suo saggio : La camorra a Napoli, 1959.

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Don Pedro de Toledo

Il sonno della Ragione, della Coscienza e della Memoria genera i Napos; e per voi non ci sarà più scampo. Ci sarà solo Scampìa.
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