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Il flagello della borghesia meridionale - G.Salvemini 1911

 
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Don Pedro de Toledo
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MessaggioInviato: 10 Mar 2008 - 0:34    Oggetto: Il flagello della borghesia meridionale - G.Salvemini 1911 Rispondi citando

Nota: Ho apprezzato tantissimo l'acume e il sarcasmo acidissimo di questo scritto di Salvemini [ il sarcasmo e lo humour nero sono l'antiruggine dell'animo e della coscienza; ci salvano dall'abbrutimento morale] e ve lo propongo.

Il suo artiglio sarcastico in questo e altri scritti sono per me segno di una coscienza lucida e di un sentimento morale limpido e sofferto, perchè sempre frustrato di fronte ai fatti dei suoi tempi ( chissà cosa direbbe vedendo noi oggi - avrebbe un ictus).
Questo identikit veritiero è tanto più avvincente quanto deprimente il messaggio e il giudizio di Salvemini, se solo considerate che, a distanza di 100 anni, sembra sia stato scritto per noi ieri.

Salvemini dà delle nostre zecche borghesi al potere nel Sud dal 1860, un ritratto magistrale. Parla di loro del 1860 come del 1911 cosi come possiamo riconoscerci perfettamente noi oggi con agghiacciante continuità.

Qui si dipinge la dinamica della vita pubblica e le nefaste influenze di questa classe dirigente meridionale parassita, smidollata e senza cultura che ha, peggio che mai oggi, definitivamente devastato ogni bellezza paesaggistica e artistica o urbana del Meridione per il suo rapace affarismo paracamorrista con appalti e opere edilizie abusive o pseudopubbliche, hanno del tutto deturpato la loro stessa casa, un tempo detto 'Il giardino delle Esperidi'. Perchè mai straneiri dovrbbero venir qui a far i turisti e ammirare cosa? la crostata di cemento e lo sfasciume pèndulo delle coste? Peggio che mai venire a investir denaro qui? Che si mangino a morsi e revolverate fra loro i borghesi napoletani e maridionali .

Legioni di gentuccia arraffona - con buona pace di una minoranza di martiri - che andrebbero trascinate ai patiboli per come hanno ridotto Napoli e il sud intero.

Hanno sempre sfruttato, scimunito con la corruzione e represso le energie e sgretolato delle masse umane, la napoletana e quella meridionale in genere, che, dopo i Borboni, avevano estremo bisogno di diventar una società da popolaccio che erano. Le hanno invece fatte rimanere scientemente abbrutite ( o peggio, incoscientemente per la loro ignoranza crassa) Affossate definitivamente lasciandole coltivar la mafia e la camorra come modelli di interazione sociale istituzionalizzati a cui hanno sempre dato pieno appoggio. Le nostre plebi infami e criminali in cui siamo tutti invischiati. NON E' MAI CAMBIATO NIENTE! E perchè mai si dovrebbe qui che tutta la macchina infernale della caste funziona a perfezione?

Mi son sempre chiesto perchè esista lo Stato Italiano, a cosa serva per la collettività se non per insegnarle a saccheggiare e per risaccheggiare la collettività a sua volta; cosa abbiano mai a che fare gli Italiani con un'istituzione detta Parlamento, che inventarono gli Inglesi e gli Islandesi perchè congeniali alla loro indole.

Di più, mi son sempre chiesto poi - e vi chiedo - cosa i Meridionali, e i Napoletani in ispecie, abbiano mai a che fare con una forma di vita politico-giuridica associata quale è uno Stato repubblicano democratico o cosa ci facciano entro la Nazione italiana.

Leggete un po' e ditemi che ne pensate.

LA PICCOLA BORGHESIA INTELLETTUALE NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA - Introduzione - I ( continua)

Da: Scritti sulla questione meridionale ( 1896-1955) -
Articolo pubblicato su «La Voce» il martedi 16 maggio 1911.


Citazione:
...« L'azione politica della piccola borghesia intellettuale, e più specialmente di quella parte di essa che non riesce a collocarsi comodamente al banchetto della vita, ha una grandissima importanza nella società moderna. Perchè è questa la classe, che dà a tutti i partiti i giornalisti, i libellisti, i galoppini elettorali, i conferenzieri, i propagandisti.

E gli spostati della piccola borghesia intellettuale finiscono quasi tutti col diventare professionisti della politica, e della politica peggiore: non avendo niente da fare, posson dedicare tutto il loro tempo alla vita pubblica rovinando la società; conquistano i primi posti nelle file dei partiti, diventano uomini di fiducia, i depositarii di segreti, i guardiani e i padroni delle posizioni strategiche più sordide moralmente e più delicate.

Anche nell'Italia settentrionale costoro fanno ai partiti politici e alle organizzazioni economiche tutto il male che possono. Ma, non essendo colà una parte predominante della società, e dovendo contribuire al gioco dei partiti politici e amministrativi in compagnia di tutti gli altri gruppi sociali - borghesia agraria, industriale, commerciale; piccoli esercenti; artigiani, piccoli proprietari terrieri; proletariato industriale e rurale, - sono costretti a subordinare la propria azione ai bisogni dei gruppi sociali e delle organizzazioni, a cui devono aderire per esser qualcosa. Si fanno pagare troppe volte, più di quanto meritino; ma rendono dei servigi. Sono servitori, spesso infedeli; ma possono esser licenziati caso per caso dagli interessati.

Nel Mezzogiorno d'Italia la potenza sociale, politica e morale della piccola borghesia intellettuale è assai più grande e malefica di quanto lo sia al Nord. Ed è questo, uno dei flagelli più rovinosi del Mezzogiorno. Si può dire che nel Mezzogiorno la piccola borghesia intellettuale è nella vita morale quel che nella vita fisica del paese è la malaria..
..» ( continua)

Gaetano Salvemini nota biografica -1

Gaetano Salvemini - nota biografica - 2
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Don Pedro de Toledo

Il sonno della Ragione, della Coscienza e della Memoria genera i Napos; e per voi non ci sarà più scampo. Ci sarà solo Scampìa.


L'ultima modifica di Don Pedro de Toledo il 28 Mar 2008 - 17:40, modificato 2 volte
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MessaggioInviato: 10 Mar 2008 - 23:27    Oggetto: Rispondi citando

LA PICCOLA BORGHESIA INTELLETTUALE NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA - II ( continua)

Come si recluta...

Da: Scritti sulla questione meridionale ( 1896-1955) -
Articolo pubblicato su «La Voce» il martedi 16 maggio 1911.

Citazione:
« Prima del 1860 e negli anni immediatamente successivi all'Unità d'Italia, la grande ambizione delle famiglie, che avevano un po' di terra al sole e che aspiravano ad elevarsi socialmente, era di avere un figlio prete. Nella famiglia che otteneva questa grazia dal Signore, l'avito fondicello ritrovava ben presto qualche fratellino. Le rendite crescevano geometricamente. E se la seconda generazione riusciva a produrre un altro prete, la famiglia entrava addirittura fra le case notabili del paese.

La terza generazione arrivava finalemnte al canonico con cui cominciava quasi la nobiltà.
Dopo il 1860, la confisca dei beni ecclesiastici ha ridotto di molto il benessere del clero. D'altra parte, il diffondersi delle idee liberali ha reso meno apprezzata la vecchia professione di aprire e chiudere le porte del paradiso.

La famiglie non trovano abbastanza redditizi i capitali impiegati in questo genere di speculazione; e, i giovanotti la chierica la prendono sempre più a malincuore. Un vecchio vescovo del mio paese, uomo di spirito, che aveva nel 1860 corso il pericolo di essere linciato dai liberali, soleva dire che oramai non si fanno più preti, se non coloro che sono allo stesso tempo poveri, asini e brutti.

D'altra parte l'agricoltura, l'industria, il commercio, data la povertà del paese e il torpore della vita economica del Sud, non richiedono che uno scarsissimo personale di concetto e d'ordine, e non offrono quasi nessuna possibilità di impiego produttivo alle attività di una classe, che non è nè cosi ricca da poter vivere di rendita, nè cosi povera da accettare spontaneamente quella che essa giudica degradazione del lavoro manuale.

In siffate condizioni, tutte le famiglie della media e della piccola possidenza son portate ad avviare i loro figli quasi esclusivamente verso le professioni liberali e gli impieghi.

D'altra parte lo Stato, invece di tener basso il numero delle scuole classiche per impedir nei limiti del possibile la sovrapproduzione dei laureati in studi improduttivi, cosiddetti umanistici e dei diplomati e dei...bocciati, non ha saputo finora far altro, che assecondare supinamente le pressioni delle famiglie; ed ha moltiplicati nel Mezzogiorno stoltamente i ginnasii.

Se mettiamo per esempio, a confronto la Lombardia e la Sicilia, abbiamo la seguente distribuzione di scuole e scolaresche: in Lombardia , con una popolazione di 4.500.000 abitanti, abbiamo solo 2102 persone dedite alle professioni legali, cioè 46 azzeccagarbugli ogni 100.000 abitanti; mentre la Sicilia ne ha ben 4761, cioè 130 ogni 100.000 abitanti per di più contando 1.000.000 di abitanti in meno, tre e mezzo rispetto ai quattro e mezzo della Lombardia.

Il triplo degli azzeccagarbugli della Lombardia! Tutta gente che non produce niente ma campa sulla liti altrui !
Eppoi, per un giovane, che arriva a prender la laurea, ce ne sono tre o quattro che son rimasti a mezza via, con la sola licenza ginnasiale o liceale o con qualche corso incompleto d'università.

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L'ultima modifica di Don Pedro de Toledo il 28 Mar 2008 - 17:42, modificato 5 volte
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MessaggioInviato: 10 Mar 2008 - 23:57    Oggetto: Rispondi citando

CONDIZIONI INTELLETTUALI E MORALI DELLA BORGHESIA MERIDIONALE - III (continua)
( cfr video Avv. Marotta del dicembre 2007 affisso in questa sezione del forum)

Da: Scritti sulla questione meridionale ( 1896-1955) -
Articolo pubblicato su «La Voce» il martedi 16 maggio 1911.


Citazione:
La piccola borghesia intellettuale è non solo più numerosa al Sud che al Nord, ma assai più provinciale ed ignorante.
Le scuole, come tutti gli altri servizi pubblici, funzionano immensamente peggio nel Mezzogiorno che nell'Italia settentrionale. Molte più scuole al Sud che al Nord hanno un'origine esclusivamente elettorale e clientelare; molte furono impiantate fin dal principio con personale docente ignorantissimo e volgarissimo fornito di titoli esclusivamente di baratto elettorale; gli insegmanti intelligenti ed onesti, che capitano ogni tanto nelle scuole del Sud, vi si sentono come asfissiati, e non chiedono di meglio che andar via.

Trovano mille aiuti per sbarazzar il campo, nei prèsidi, nei sindaci, e nei deputati; rimangono stabili ad insegnare sempre nelle stesse sedi gli elementi peggiori, nati nel paese, o mandativi per punizione dalle altre parti d'Italia nel Sud e qui definitiavamente acclimatatisi ( i Veneti meridionalizzati per esempio , sono terribili.)

In otto anni di studio classico scimunito e bastardo, quale può esser insegnato da quel tipo di maestri, e in quattro o cinque anni di studi universitari, che specialmente per la facoltà di legge meriterebbero la denominazione di 'non-studi';
la classe cosiddetta intellettuale del Mezzogiorno vien su in un'ignoranza mostruosa e crassa, in un'assoluta incapacità di costruirsi con le sue iniziative personali, lungo la vita , una propria cultura che sia di beneficio allo sviluppo della società.

Le sue caratteristiche psicologiche fonadamentali sono: la vuotaggine, la vigliaccheria, la completa assenza di un benchè minimo senso di dignità e di amor proprio, la scioperataggine e l'indole fraudolenta

I giornalacci locali, in cui sbavano i loro odii e le loro ingordigie, non contengono mai un dato di fatto concreto; mai un'osservazione diretta della realtà in cui gli scrittori vivono e su cui pretendono di operare.

Sapete, per es. , di cosa discutono oggi parecchi intellettuali della Basilicata, la regione più derelitta d'Italia insieme alla Sardegna? Di rimboschimenti? Di bonifiche? Di sistemi tributari e doganali? Di scuole? Oibò! Si agitano, affinchè il nome della Basilicata sia sostituito con quello dell'antichità classica di Lucania , che significa 'terra di boschi' in latino! Il qual eco d'antichità , a loro raffinato vedere, darebbe più lustro alla regione più diboscata e povera d'Italia ! Ecco il provincialismo avvilente di questa gente!

Avvezzi, fin dai primi anni d'età, a sentir magnificare la «raccomandazione», come il solo mezzo efficace e ammirevole per andar avanti nella scuola, nel tribunale, nella banca, nel municipio, a Roma, essi non vedono nella vita altro che un gioco a scacchi di protezioni, scontri, sgambetti, ricatti, baratti immorali, influenze, più o meno sordide, un prevalere di simpatie e antipatie capricciose dei 'patroni' sui 'clientes'.

Per essi non esiste nessuna scala di valori morali oggettivi. Il merito nella intera esistenza in vita consiste nell'avere un protettore potente. Sarebbero capaci di presentarsi innanzi al primo possibile 'patrono' , in ginocchio, strisciando la lingua per terra.

I Meridionali son convinti di esser intelligenti. E certo la massa della popolazione rurale, costretta a stare ore ed ore a contatto con la realtà laboriosa e dolorosa della vita, è assai intelligente: per lo meno è più intelligente del contadiname della Bassa Lombardia o delle montagne luguri

E diamo prova delle nostre attitudini al lavoro e al risparmio, non appena, usiciti di patria, ci troviamo in un ambinete meno malvagio di quanto lo sia quello nostro del Mezzogiorno d'Italia.

Ma per la borghesia meridionale le cose cambiano. Andate un pomeriggio d'estate in uno di quei 'Circoli di civili', in cui si raccoglie il fior fiore della poltroneria paesana; ascoltate per qualche ora conversare quella gente corpulenta, dagli occhi spenti, dalla voce fessa, mezzo sbracata, grossolana e volgare nelle parole e negli atti; badate alle scempiaggini, ai non sensi, alle irrealtà di cui son infarciti i loro discorsi. e abbiate poi il coraggio di dire che i Meridionali sono intelligenti !

[...] Questo è certo: che fra i 'galantuomini' e i 'cafoni' meridionali esistono non solo differenze profonde e visibilissime nel modo di vestire, nel dialetto, nella vita di ogni giorno, ma anche vere e proprie differenze semantiche. Il contadino è magro, asciutto, tenacissimo al lavoro: non diverso da come doveva apparire il miles quadratus del tempo romano.

Il 'civile' è pingue, flaccido, inerte, buono a nulla. Il 'civile' si burla del contadino, cerca di contraffare la voce, rendendo bassa e maschia la propria, che normalmente è famminea e in falsetto: crede di far la satira al contadino, mentre documente la propria degenerazione.

Ciò che permette molto spesso al 'galantuomo' meridionale di passare per intelligente dianzi ai settentrionali, ferrati da ogni parte di senso della realtà e di concretezza nei loro atti, ma un po' tardigradi, è la 'prontezza': una qualità di ordine inferiore, che posseggono in grado eminente i neurastenici tipo Pickman, che fanno i divinatori del pensiero sui palcoscenici e per le baracche.

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L'ultima modifica di Don Pedro de Toledo il 28 Mar 2008 - 17:44, modificato 3 volte
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MessaggioInviato: 14 Mar 2008 - 2:34    Oggetto: Rispondi citando

LA PICCOLA BORGHESIA INTELLETTUALE NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA - IV ( continua)

..Essa è nel Mezzogiorno la classe dominante.. le lotte amministrative.

Da: Scritti sulla questione meridionale ( 1896-1955) -
Articolo pubblicato su «La Voce» il martedi 16 maggio 1911.

Citazione:
Ora, questa gente ha dell'Italia meridionale il monopolio dei poteri politici e amministrativi.
La borghesia capitalistica, infatti, è nel Mezzogiorno poco o quasi niente sviluppata.
E' facile comprendere quale uso debba fare della sua onnipotenza politica una classe sovrabbondante, e cosi ignorante, in un paese il quale, per la sua povertà non può offrire alle professioni libere che un campo di sfruttamento assai magro.

Ogni laureato, diplomato, bocciato, procura di ottenere un impiego pubblico e di assicurarsi cosi un reddito qualunque, a spese dei bilanci locali.

Ma in un paese cosi misero, anche i bilanci locali hanno risorse assai limitate. I Comuni della Sicilia, per esempio, non possono spendere che 38 milioni all'anno, cioè appena Lit.10,50 per abitante; mentre i Comuni della Lombardia dispongono di ben 172 milioni all'anno, cioè Lit 37, 94 per abitante.

Non c'è pertanto posto di scribacchino municipale, medico, ispettore del dazio consumo , professore pareggiato, ragioniere, economo, segretario, guardia municipale, bidello, che non abbia due o tre spasimanti.

E la ressa si inasprisce di anno in anno, per effetto dell'emigrazione, che rialza i salari, decima i redditi delle terre, rovina la piccola e media borghesia improduttiva, la sospinge con furore sempre più aspro a dar l'assalto ai bilanci degli enti locali.

I partiti, che sono al potere, moltiplicano finchè possono gli impieghi, per lo più inutili, aggravando di tasse spesso bestialmente inique i cittadini per mantenere le clientele.Ma l'impossibile non si può fare. Tutti non si possono sfamare.

Ed ecco delinearsi le lotte amministrative. Quelli che sono fuori degli impieghi, tempestano contro i fortunati, che sono dentro. Questi si difendono senza scrupoli, come meglio possono. Alla turba dei disoccupati se ne aggiungono ogni anno dei nuovi. Alla fine il partito di opposizione, raggruppando intorno a sè tutti gli scontenti, conquista l'amministrazione comunale.

E allora son dolori ! I vinti, se sono impiegati straordinari - e ce n'è una fungaia in ogni Comune - sono licenziati in amssa e le loro spoglie vengono divise tra i nuovi proprietarii. Se si tratta di impiegati stabili sono sottoposti a inchieste minuziose, tartassati, tromentati in tutti i modi e, se è possibile, destituiti. I ruoli della tassa di famiglia sono rielaborati con criteri altrettanto ingiusti quanto quelli seguìti prima, ma alla rovescia.

Le forniture e gli appalti municipali combiano asse di rotazione. Gli amici degli amici dell'amministrazione introducono in franchigia i generi soggetti al dazio consumo.

Chi vince si accomoda le ossa; per chi perde è il disastro.

Ma ben presto anche i vincitori si ravvedono di non essere su un letto di rose. La distribuzione degli impiegi, dei favori, degli appalti, è causa non solo di iniquità contro i vinti, ma anche di dissidi fra i vincitori, che sono sempre più numerosi dei posti e dei favori disponibili.

Una prima ingiustizia lascia gli amministratori, mani e piedi legati, nelle mani degli elementi peggiori della clientela, che minacciano scandali e pronunciamenti, ricattano senza freni i capi, li obbligano a ingiustizie sempre peggiori.
Gli impiegati maltrattati si inviperiscono. Gli aspiranti delusi o passano al partito avversario, o restano nel partito a creare scissioni e seminar sospetti e recriminazioni. Coi detriti del aprtito vinto e col sopravvenire di nuovi affamati insoddisfatti, si organizzano nuove macchine partitiche di opposizione.


La vita pubblica è assolutamente impraticabile per chi non sia una canaglia. Dinanzi alla mischia furiosa e volgare dei partiti, all'uomo onesto non rimane che chiudersi in casa, con la convinzione che gli uni valgono gli altri, e che il paese comunque andrà alla malora tanto con gli uni quanto con gli altri.

Va da sè che le lotte fra le fazioni non hanno nessun contenuto nè sociale nè politico. Si tratta di clientele concorrenti , spaventose per quanto son fameliche e distruttive, in cui si scinde l'unica classe dominante; quei piccolo borghesi, che son riusciti ad accaparrarsi un reddito a carico del bilancio municipale, e quegli altri piccolo borghesi che vogliono conquistarselo, non avendo da render conto a nessuno della propria opera, si posson prender il lusso di organizzarsi in due partiti distinti, per i quali la vittoria e la sconfitta nelle elezioni significano l'acquisto o la perdita del pane quotidiano.

Se qualcosa resta da dire sugli ideali dei vari eserciti in lotta, è che tutti hanno lo stesso ideale: togliersi un po' di fame sul bilancio del Comune.

Perciò avviene che nei Comuni più piccoli e arretrati i partiti non si dànno pena nemmeno di assumere nomi che indichino una preoccuapzione sia pur ipocrita di idee generali. Si chiamano bianchi e neri; russi e giapponesi; della banda vecchia e della banda nuova; della tromba e del tamburo o che so io. Il più delle volte è il capo più autorevole che dà il nome alla clientela.

Nei paesi , come dire, 'più evoluti', le fazioni di drappeggiano anche con denominazioni politiche generali, che leggono sui giornali. Ma non bisogna lasciarsi illudere. Quell'anticlericale fierissimo, che è oggi venerabile alla loggia Giordano Bruno e che vive imbrogliando e sfruttando gli emigranti, si iscriverà forse domani alla congregazione del Santissimo Sacramento. Quell'eroico socialista intransigente, che oggi vorrebbe buttare a mare il delegato, lo vedrete forse domani sera a giocare a scopone col delegato medesimo nel 'Circolo dei civili' e sarà fra tre mesi candidato clericale o bloccardo, a scelta.

Chi ieri andava a cantare Pange Lingua alla chiesa grande, ve lo ritroverete fra i piedi un bel giorno a giurare che occorre strozzare l'ultimo prete con le budella dell'ultimo re, o viceversa.

In tutti i casi, aguzzate bene gli occhi, e ..cherchez l'emploi

Con una classe dirigente siffatta, le amministrazioni sono tutte la servizio delle clientele e delle fazioni e le città e i territori non possono che andar in rovina.
Gli impiegati non devono assolutamente badare a servire il pubblico, quanto a trottar di qua e dilà per conto della clientela, che li ha nominati, favorir questo, taglieggiare quello, fare ostruzionismo a quell'altro, finchè non abbia messo giudizio e garantito che voterà ammodo.


L'appaltatore può dispensarsi dal fare i lavori appaltati, purchè stia semrpe pronto a dividere gli utili col sindaco, contribuisca con 'aiutarelle' alle spese elettorali, e tenga d'occhio i suoi dipendenti nel gran giorno elettorale. le rendite delle congregazioni di carià spariscono in sussidi ai galoppini elettorali, mentre i poveri veri restano a denti asciutti. le casse di risparmio e le banche popolari sono svaligiate. I monti frumentarii si volatilizzano. I beni demaniali si squagliano.

[...] Naturalmente i deputati eletti da queste clientele fameliche non hanno bisogno di esser nè uomini d'ingegno, nè onesti, nè figure politiche determinate; anzi, qualsiasi qualità buona di tali personaggi capopopolo sarebbe di intralcio alle macchine infernali dell'amministrazione ed elezioni.

Per rispondere ai bisogni degli elettori bastano, anzi sono necessari, spiccia-faccende del grado più sordido, del tutto senza scrupoli, senza convinzioni personali e senza dignità. E' di questo tipo di 'mezzani' che si serve la boghesia intellettuale meridionale per impiantarsi. Quella gente, quando va a votare, non si domanderà mai se il candidato per cui vota è conservatore o democratico, clericale o massone, favorevole o contrario ad un certo indirizzo di governo. Non si preoccupa nemmeno di quelli che si suol chiamare interessi locali, in opposizione agli interessi generali e nazionali, ma che dovrebbero comunque aver il merito di esser visti come interessi di tutti , pubblici; gli elettori nel Mezzogiorno guardano esclusivamente agli interessi personali.

La sola domanda che il piccolo-borghese intellettuale e affamato si propone nell'atto del votare è : « Il mio candidato è in grado di procurarmi l'impiego?» Oppure: « Quale fra i due candidati può ottenere il trasferimento per il commesso catastale, fidanzato di mia sorella, in modo che io mi possa sbarazzare al più presto di quest'altra mangia-pane?» Oppure: « Potrà il mio candidato farmi ottenere la proroga della cambiale alla Banca Popolare?» - E soprattutto : « Quale dei due candidati è più accetto al Governo? Chi ha le mani più lunghe? Chi sarà meglio e subito sentito dal prefetto in caso di necessità?»

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