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Gentil popolino semplice e felice di Chiaja nel 1632

 
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Autore Messaggio
Don Pedro de Toledo
Paracazzo ingegnato
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Registrato: 29/02/08 03:24
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Residenza: “Abbascio â Chiaja”- Quartiere perbene SdG (paracamorrista only)

MessaggioInviato: 4 Mar 2008 - 0:41    Oggetto: Gentil popolino semplice e felice di Chiaja nel 1632 Rispondi citando

“Gli abitanti di Chiaja, ritengono meritorio rubare alla nobiltà e alla borghesia, principalmente a quelli di Napoli..

[nota: Chiaja viene dal nome greco antico originario pronunciato alla napoletana: plagé> chiàghia> chiaja, cioè 'spiaggia' , il litorale urbano 'per eccellenza' della città di Napoli, fino al 1860 molto più vasto e paesaggisticamente più bello di oggi - Chiaja era un borgo 'extra moenia' - fuori dalle mura urbane- vi si giungeva per via Chiaja. Via Chiaja è(ra) fino al 1300 un vallone naturale di ruscellaggio delle acque che taglia le colline di Monte di Dio-Sancarlo alle Mortelle - Si giungeva al Borgo nuovo della nobiltà del 1600 attraversando la Porta di Chiaja, situata dove oggi è palazzo Cellammare e i cinema multiplex della Warner Bros]

..nutrendo un odio mortale verso chiunque non sia del loro borgo,e soprattutto verso i Napoletani della antichissima Napoli greca del Pendino-Vicarìa; non v'è gente più furfante di questi marrani, gli uomini vestiti di tela bianca e scalzi, ele donne di tela, per lo più a gambe soperte,e i bamabini piccoli vanno per la maggior parte tutti nudi senza alcun induento addosso; e ciò nonostante non v'è gente più orgogliosa, che mai saluta nessuno,neanche lo stesso vicerè, e quand'anche potessero guadagnare dei milioni non accetterebbero null'altro da fare che il mestiere di pescatore miserrimo che fanno a Mergellina.E' gente che si picca dell'onore e della reputazione più che i cavalieri di tutti i Sedili Nobiliari di Napoli, essendo gelosi dell'antichità delle loro famiglie, e non mescolandosi con stranieri; ma a parte ciò tutti mariuoli e cornuti, perchè ancorchè la donne di Chiaja si piccano con tanta virulenza dell'onore che pianterebbero una scenata ad un uomo nel mezzo della strada, solo che le avesse guardate o salutate ( ciò che ho visto capitare spesso ad un mio amico tedesco), sono ciononostante tutte puttane, e si fanno fottere principalemente la notte, quando vanno a trovar gli uomini mentre i loro mariti sono andati a pescare, o di giorno,ma a napoli soprattutto il martedi quando vanno alla Madonna di via Costantinopoli. Non ci sono donne in tutta Europa di cosi brutta indole; e dal mattino alla sera non si ode altra cosa lungo questa marina che grida, e urla di donne che si scambiano fra loro le più atroci e diffamanti ingiurie del mondo, poi, alla fine, vengono spesso alle mani, si strappano i capelli, si cavano gli occhi, si graffiano la faccia e si rompono la testa con bastoni, pietre e coltelli;e io le ho viste spesso rivolgere contro sè stesse questa ferocia, soprattutto epr gelosia; e ne ho viste tante,nel mezzo della strada, che si mordevano selvaggiamente braccia e mani, strappandosi i capelli e ferendosi le mammelle, scorticandosi la faccia e spaccandosi la testa contro un muro o con una pietra.
Gli uomini fanno ancora peggio, e non passa giorno che cinque o sei non siano imprigionati per rissa: perchè non si trovano mai d'accordo sui conti del pesce che hanno pescato coi loro compagni, e che bisognerebbe poi dividere in parti uguali, senza venire alle mani o rompersi la testa. Non tralasciano tuttavia di accordarsi quando si tratta di fare qualche violenza a uno che non è del loro borgo, e allora li vedrete correre come un sol branco in gruppi di trenta o cinquanta, con bastoni e pietre; lo stesso le donne quando vedono qualche povero straniero venire a diverbio coi loro mariti: escono a centinaia con pertiche e mazze, e fanno a pezzi tutto ciò che loro cade sotto le mani; e nonportano rispetto a nessuno. Sono proterve da far paura ad un ufficiale dell'esercito. Per il resto curiose , maligne, sospettose.Sono generalmente belle e ve ne sono alcune fra loro che non al dànno vinta ad alcuna bellezza di Napoli, eprchè loro sono di Chiaja; hanno la bocca laida e i denti neri; il loro linguaggio è ancora più volgare di quello di Napoli greca, essendo più inarticolato, più strascicato , più chiatto.

Durante le quattro ore più calde del giorno i ragazzi di Chiaja non fanno altro che nuotare e sguazzare nell'acqua, per poi arrostirsi al sole solla sabbia . Qulche volta mi divertivo ad andare in riva al mare, gettando loro delle monete nell'acqua, cosi saltavano tutti in mare, la testa in alto come le rane, tuffandosi per prendere queste monete e azzuffandosi fra loro con violenza, le cercavano sotto la sabbia e molto spesso le rpendevano coi denti credendola una bravata.
Questi ragazzi vanno tuta l'estate nudi, non solo lungo la marina, ma anche per le strade e nelle case, parlando, mangiando e giocando per tutto il santo giorno, senza far niete di operoso e utile, se ne stannocon le donne e le ragazze, insomma senza vergogna, benchè alcuni abbiano 17 anni; e ancor più meraviglia e' che le bambine siano tutte nude, e allo stesso modo una quantità di uomini, che vengono da pescare : ma questi restano alla marina sulla sabbia.
Cosicchè a Chiaja si vede più gente del popolo nuda che vestita; questa gente dorme per l'intera estate per lo più alla marina, su di una stuoia stesa sulla sabbia e indossano un pastrano da pescatore; qualcuno dorme in mare sulle barche; e mi dicono di farloper la salute e per evitare le pulci e le cimici, di cui Napoli è orribilemnte infestata tutta l'estate.
Alle vigilie di festa fanno cosa selvaggia : i ragazzi accendono ad una cert'ora della notte grandi fuochi in riva al amre e brucinao quel che capita, immondizie abbandonate o le procurano essi stessi e fanno grosse pire e si mettono nudi a danzare tutt'attorno.
A quest'abitudine se nepuo' aggiunger di raccontar un'altra: ad una cert'ora tutte le donne escono dalle loro case e vanno a vuotare i càntari, come si chiamano a Napoli, a Roma pitali, e in italiano vasi da notte, e sembra che vadano a clebrare qualche gran mistero, portando solennemente il loro vaso pieno di escrementi sotto il braccio. In tutto questo borgo i popolani non si servono per niente di cessi, e pretendono che il loro modo di fare sia più appropriato e meno scomodo delle latrine, che dicono appuzzolentire e rovinare le case; e vogliono che quewsti vasi si vuotini regolarmente tutte le sere, cose che - essendo la popolazione di tale città enorme e più numerosa di tutt'Europa - rende l'aria talmente fetida che ad una cert'ora della notte passeggiare epr Chiaja è davvero disgustante. Ma nessuna autorità vi porrà mai rimedio. Il mattino nulla resta di questo sterco, i pesci lo divorano tutto, ed è perciò che qui sono più grassi e ce ne son tanti.
Quando son arrivati al punto che la loro pala può esser tuta copeta d'acquaad un piede circa, inoltrandosi nel mare, la conficcano il più saldamente possibile nella sabbia.

Jean Jacques Bouchard [ 1606-1641]
Letterato francese

A Napoli dal gennaio ad agosto del 1632, dal suo diario : Voyage dans le Royaume de Naples

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Don Pedro de Toledo

Il sonno della Ragione, della Coscienza e della Memoria genera i Napos; e per voi non ci sarà più scampo. Ci sarà solo Scampìa.
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