Hidalgo Velázquez Scarda di cesso


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Inviato: 22 Mar 2008 - 20:27 Oggetto: Arrestato latitante del clan Misso |
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NAPOLI - Alle undici e mezza il processo di primo grado istruito per fare luce sull’omicidio di Mario Ferraiuolo, non era ancora cominciato. Eppure era tutto pronto. Il pubblico ministero antimafia Paolo Itri era già in aula, gli avvocati Sergio Cola e Andrea Imperato pure. Al suo posto anche il penalista Michele Capano, il neo-difensore dell’ex boss della Sanità Giuseppe Misso ’o nasone reo-confesso di aver ordinato il raid assassino consumatosi il 15 maggio del 2001 in piazza Calenda. I giudici della quinta sezione della Corte d’assise di Napoli (presidente Adriana Pangia) attendevano in camera di consiglio, mentre i cancellieri controllavano che la videoconferenza fosse funzionante. In un’altra occasione l’udienza sarebbe stata in corso. Ma ieri non è stata una giornata qualunque. Si attendeva l’arrivo di un detenuto ‘speciale’. Ciro De Marino (nella foto al centro) ha risposto “Presente” all’appello del presidente della Corte d’Assise. Jeans grigi scuri e maglia viola a righine orizzontali, se ne è stato tutto il tempo del processo all’in piedi appoggiato alle sbarre del gabbiotto, mentre alla sua destra Salvatore Savarese è rimasto seduto quasi tutto il tempo sullo scalino della cella.
E’ il suo primo giorno da detenuto. L’hanno arrestato alle prime luce dell’alba di ieri dopo quasi due mesi di latitanza: si nascondeva alla Sanità, in casa della madre. Il 29 gennaio scorso è riuscito a sfuggire al blitz eseguito a corollario dell’ultima inchiesta sul clan Misso, quella che ha portato all’arresto di Gennaro Palmieri (il gioiellerie che avrebbe gestito il patrimonio dell’ex padrino Giuseppe Misso ’o nasone), Vincenzo Candurro ’o barbiere (amico di vecchia data del boss sessantenne), Carmine Grosso (un passato con il clan di Largo Donnaregina e un più recente presente al soldo del gruppo guidato dal ras Salvatore Torino ’o gassusaro), i fratelli Nicola e Salvatore Sequino (esponenti del clan ‘scissionista’), e Giovanni Penniello (referente dei Lo Russo alla Sanità). E’ accusato di associazione di stampo mafioso. E’ accusato di aver fatto parte del clan Misso. Ma non come semplice gregario. I pentiti raccontano che il 26enne sarebbe stata una persona di fiducia del boss Giuseppe Misso ’o nasone, secondo nella scala gerarchica solo a Michelangelo Mazza, nipote pentito dell’ex padrino della Sanità. E forse proprio per questa sua posizione di vertice ha rischiato la vita: il 27 marzo dello scorso anno è caduto vittima di un agguato in vico Arena alla Sanità. Era in compagnia di due persone quando i sicari entrarono in azione: lui rimase ferito, il trentaseienne Alfonso Uccello, un perfetto sconosciuto alle forze dell’ordine, venne colpito a morte.
Cronache di Napoli 22/03/2008 |
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